Sabato 17 gennaio ci troviamo con Emiliano, Nicola, Alessandra e Michelangelo alle 8:30 all’Hitachi. Con Emanuele e Elisa ci troviamo direttamente a Massa per fare colazione.
Il programma è quello di andare in Corchia con l’idea di arrivare ai saloni fossili (lungo la via del fondo).
Nonostante le rassicurazione di Emiliano sul fatto che la grotta sia FD (“facile e divertente”), scopriamo ben presto dalle espressioni e le parole di Nicola e Elisa che sarà piuttosto impegnativa, forse un po’ piu un PD (“poco divertente”?).
Alle 10 siamo già parcheggiati al Corchia park e alle 11 siamo pronti ad entrare dal Serpente. Prevedendo un’uscita di almeno 10 ore, annunciamo un’uscita prevista per le 22, mancato rientro le per le 1.
Scendiamo lungo le passerelle della turistica oltre le gallerie della neve, il laghetto e quasi in fondo le scavalchiamo per mettere i piedi sulla roccia.
Emanuele va avanti con Nicola ad armare il primo grande pozzo, il Gronda. Noi aspettiamo allongiati in cima al pozzo, appena sotto le passerelle, dove ancora arriva la luce del percorso turistico.
Quando Emanuele sta armando il secondo frazionamento del Gronda, io scendo ad attendere al primo. L’ultimo tiro del pozzo è un’unica discesa nel vuoto di circa 40m in una grande e buia galleria verticale.

Scendo la verticale in questo enorme pozzo scuro, che sembra non finire più, e raggiungo Emanuele. Aspettiamo che scenda anche Nicola e proseguiamo oltre.
Continuiamo a scendere per alcuni pozzetti (sembrano tutti pozzetti in confronto al Gronda) e raggiungiamo un piccolo pianerottolo di roccia da cui parte l’altra grande verticale: il pozzo a Elle.
Dopo che Emanuele finisce di armare il frazionamento del pozzo, Nicola ci saluta e torna indietro iniziando a risalire, perché deve rientrare prima.
Emanuele arriva in fondo e mi dà il libera. Inizio la discesa, che sembra infinita.
Il pozzo è una galleria verticale nel vuoto di roccia chiarissima. È molto bello, ma non riesco a godermelo perché sto solo pensando a quando dovrò risalirlo.
Mi avvicino sempre più al suono dell’acqua sotto di me e arrivo in fondo al pozzo dove trovo Emanuele, su uno spiazzo di roccia accanto a cui scorre un fiume.
Il rumore dell’acqua è talmente alto che per parlarci dobbiamo urlare. Ci accompagnerà per il resto dell’uscita rimanendo un rumore di fondo incessante, un altro compagno di grotta.
Aspettiamo qua sotto gli altri, arrivano Michelangelo e Alessandra, poi Emiliano ed Elisa che hanno armato il pozzo in doppia, per essere più rapidi nella risalita.
Proseguiamo oltre ed iniziamo una lunghissima sezione di pozzi disassati, che proseguono lungo la forra ad una altezza tale che gli speleo, idrofobi per natura, possano proseguire la grotta anche in condizioni di acqua alta.

Sono frazionamenti piuttosto tecnici, per via dei pendoli più o meno grandi che li uniscono. Proseguiamo rimanendo più o meno a distanza di un frazionamento l’uno dall’altro, in una danza che ricorda quella dei ragni che scendono da una parete all’altra grazie al filo della ragnatela.
Continuiamo con questa danza del pendolo e tiro alla fune per diversi pozzetti, intervallati da qualche tratto in libera e un paio di traversi piuttosto antipatici.
Quindi, scendiamo da un ultimo saltino e proseguiamo attraverso qualche passaggio un po’ più stretto, per arrivare ad un piccolo pianerottolo in cui è possibile appena sedersi all’asciutto, infatti verso le pareti piove.
Io e Alessandra siamo ferme qui, mentre Elisa sta chiedendo ai ragazzi più avanti come è la situazione: Emiliano e Emanuele sono andati un po’ oltre per vedere quanto manchi ai saloni fossili.
Essendo le 16:30 passate ed avendo mangiato appena una barretta di salvataggio in fondo al pozzo a Elle, conveniamo che sia giunto il momento di mangiare qualcosa, anche perché le forze iniziano a venire meno.
Tornano anche i ragazzi e ci dicono che siamo vicini, perché Emiliano ha già trovato la parte dove inizia la sabbia, potrebbe esserci circa una mezz’ora di percorrenza fino ai saloni fossili.
In ogni caso, tutti affamati, imbastiamo un pranzetto in questa piccola stanza e riprendiamo le energie.



A questo punto dobbiamo decidere il da farsi: proseguire ed arrivare ai saloni fossili o tornare indietro e cominciare la risalita.
Sono circa le 17 e io, Alessandra e Michelangelo optiamo per la via più sicura: non avendo mai risalito dei pozzi così lunghi, preferiamo arrivarci con una buona riserva di energie.
Armati di tanta pazienza, iniziamo quindi la risalita. La parte dei pendoli è piuttosto impegnativa e adesso non danziamo più elegantemente come ragni, ma saliamo piuttosto scattosi come i bruchi sulle cortecce, ad esser gentili.
Arriviamo finalmente al punto tanto temuto: il pozzo a Elle. Decidiamo che per primi andranno Alessandra e Emiliano, quindi Emanuele e Michelangelo ed infine io e Elisa, che disarmeremo il pozzo.
La scena che si presenta sopra ai nostri occhi quando i primi due iniziano la risalita è surreale: due corpi che fluttuano in una galleria larga e altissima per un tempo che sembra infinito con movimenti ritmici, lenti ma costanti (se risalissero velocemente, sarebbero sfiniti prima di arrivare ad un quinto del tiro).
A me ricordano tantissimo una coppia di sub che nuota in una galleria sott’acqua. Infatti l’aria è piena di umidità e, illuminata dalle loro frontali, vista da sotto potrebbe sembrare benissimo una massa d’acqua. Quando li riguardo nuovamente vedo invece due astronauti in assenza di gravità.

I primi due arrivano e tocca ai secondi due iniziare la salita. Elisa approfitta dell’attesa per dirmi come proseguiremo con il disarmo, infatti è il mio primo disarmo in grotta.
Sono piuttosto emozionata, ma soprattutto preoccupata per la lunga risalita.
Dopo aver assicurato la lunga corda ad un mio moschettone di servizio con un mezzo barcaiolo, iniziamo a pedalare.
Prendo da subito un ritmo lento, ma costante, in modo da non affaticarmi troppo. Ogni tanto però qualche secondo di pausa ci vuole e, se guardo in su, non vedo mai la fine.
Non so neanche quanto effettivamente ci sia voluto, ma ad un certo punto arriviamo al pianerottolo di inizio pozzo. Qui, ripreso fiato, recuperiamo le corde e le sistemiamo nei sacchi, che a questo punto iniziano ad abbondare.
Data la fatica della risalita sia del pozzo a Elle, ma in generale anche dei numerosi pozzetti più corti, la distanza dal pozzo del Gronda mi sembra molto più lunga che all’andata.
Arrivate al Gronda troviamo Emanuele ad aspettarci, che aiuterà Elisa a trasportare i sacchi in più e a disarmare l’ultimo tratto. Quindi parto io per prima con l’ultima risalita.
Devo ammettere che, forse per la stanchezza di tutta la risalita fatta finora o forse proprio perché qui, al contrario del pozzo a Elle, si vede benissimo la fine (illuminata anche dalle luci delle passerelle ormai vicine), mi sembra quasi più faticoso risalire questo pozzo, anche se abbastanza più corto.
Finalmente arrivo all’ultimo frazionamento nel vuoto e da qui risalgo gli ultimi metri in appoggio fino a raggiungere Emiliano, Alessandra e Michelangelo che sono allongiati sotto le passerelle.
Aspettiamo tutti qui che Elisa e Emanuele finiscano il disarmo e poi, tutto insieme, saliamo sulle passerelle.
Sono le 21, eppure, diciamo con Alessandra, ci sembra quasi tardo pomeriggio; sicuramente è stato piuttosto impegnativo, ma non ci è pesato così tanto, quasi ci dispiace non aver proseguito fino in fondo.
Risaliamo tutte le passerelle e usciamo dall’Empoli esattamente alle 22, come preventivato.
Effettivamente, se fossimo arrivati fino ai saloni fossili avremmo fatto un po’ di ritardo, rimanendo comunque dentro i tempi corretti. Nonostante questo, io, Alessandra e Michelangelo siamo contenti della scelta fatta, non avendo mai affrontato una risalita così lunga. Usciamo soddisfatti, consapevoli che la prossima volta potremmo andare anche più avanti.
Nel complesso è stata un’uscita veramente bella, probabilmente la mia preferita subito dopo la traversata classica. Gli ambienti che abbiamo attraversato sono veramente meravigliosi, io, poi, sono di parte perché ho un debole per le forre, anche se ai miei orecchi piacciono un po’ meno (venire via dalla portata del rumore dell’acqua è stata una vera liberazione).
Sicuramente non Facile e Divertente, ma molto soddisfacente.


Lascia un commento