Giovedì 13 Novembre
È la sera della consegna degli attestati di fine corso, l’aria non è particolarmente fredda, nonostante sia quasi metà novembre. Come ci si può aspettare da una serata di festa l’atmosfera è gioiosa ed euforica, grazie anche forse al pentolone di aperitivo prima di servire pizze e dolci, ma l’entusiasmo è sicuramente dato dall’aver completato il corso, nessun incidente, nessun disperso in grotta, grandi abbuffate alla “Pollaccia” e non essere più corsisti, che tradotto in pratica vuol dire: ora le sacche tocca portarle pure a noi!
È sul finire della serata che la pacata voce di Emiliano annuncia la prossima uscita. La promuove come una semplice e veloce uscita di mezza giornata e oltretutto è pure vicina, trovandosi non lontano da Lucca. Ci sono già delle adesioni tra cui diversi compagni di corso appena promossi a speleologi a tutti gli effetti. Ho delle esitazioni perché ho già degli impegni il sabato mattina e non sono certo di liberarmi in tempo. Mi convinco, dopotutto sia Emiliano che Alessandra lavorano la mattina e subito dopo verranno in grotta, quindi deve essere veramente un’uscita facile facile.
Riprendo l’attrezzatura che era appena stata riconsegnata per la conclusione del corso e che mi accompagnerà anche nella mia prima grotta da speleologo… già la mia mente vaga e immagina una lunga lista di avventure… antri, abissi, canyons, stalattiti, pipistrelli, trolls…
Guardo l’ora… è tardi e forse ho esagerato con la grappa!
Sabato 15 Novembre
Guardiamo il lato positivo, almeno per oggi non mi aspetta la solita levataccia domenicale con partenza dalla Hitachi all’alba, ma un tranquillo ritrovo alle 14:00.
Fino all’ultimo minuto sono in forse, ma alla fine riesco a liberarmi e il comodo orario
postprandiale diventa un tour-de-force; veloce rientro a casa, pranzo improvvisato buttato giù con l’imbuto e di corsa verso il ritrovo. Stranamente non sono l’ultimo. Ci dividiamo in due macchine, la combriccola questa volta non è numerosa, 7 partiti da Pistoia, più Emanuele e Patrizio che ci aspettano nei pressi della grotta.
Già nel breve viaggio in macchina viene naturale fare domande riguardo la grotta a chi già c’è stato o la conosce, un po’ per curiosità un po’ per prepararsi psicologicamente; Buca delle Fate è già di per se un nome evocativo, chissà che cosa o chi ci attende in questa nuova escursione in grotta, forse strane creature?
Neanche il tempo di fare due chiacchiere e siamo arrivati, lasciamo la strada statale tra Lucca e Massarosa e ci inerpichiamo verso Compignano, dopo qualche curva la strada si fa più stretta e l’asfalto lascia spazio allo sterrato. Strada stretta, doppio senso e a pochi metri dall’arrivo ecco comparire una macchina nel senso opposto, che gentilmente fa retromarcia fino a trovare uno slargo che poi sarà anche il parcheggio dove lasciare le macchine. Affiancati alla macchina per ringraziare il gentile conducente scopriamo essere il veterano Loriano, che la grotta la conosce molto bene.
Ecco chi ci stava attendendo, che sia lui la prima fatina?
Abbiamo appena parcheggiato che vediamo arrivare il furgone dell’inossidabile Patrizio…la
seconda fatina?
Dopo diversi tentativi di parcheggio in uno spazio risicato i nostri intrepidi piloti sono riusciti a fare entrare due macchine e un furgone, quando a qualcuno viene in mente che, in qualche incrocio non lontano, a Emanuele doveva essere dato un passaggio. Per fortuna non è distante e una volta avvertito al telefono, in poco tempo lo vediamo arrivare a piedi dalla strada sterrata già pronto per la grotta… ecco la nostra terza fatina!!
Inizia la vestizione, siamo incerti sugli strati di indumenti da mettersi sotto la muta visto il caldo
anomalo per un pomeriggio di metà novembre, quando Marco fa sfoggio del suo nuovissimo capo d’abbigliamento, un onesie One Piece!! Tradotto: un caldo e morbido pigiamone intero con il logo del noto manga giapponese (ワンピース). Sicuramente Marco non avrà freddo!
Mentre camminiamo nel bosco per raggiungere l’ingresso della grotta Patrizio ci racconta cosa osserveremo all’interno e ci parla dei fusoidi. Percorsi circa 200 m dal punto dove abbiamo lasciato le macchine, troviamo l’ingresso. Il buco d’accesso è ancora parzialmente circondato da un vecchio filo spinato e una scaletta arrugginita e pericolosa che porta sul fondo del primo pozzo.
Prima di scendere Marco e Emiliano preparano le corde e un nuovo armo fissato nella roccia appena sopra l’apertura, per la discesa del pozzo d’accesso che non è più alto di 8 m. È un bel pozzo circolare che arriva in un ambiente abbastanza piano con la base piena di detriti. I primi di noi che arrivano sul fondo si accorgono subito che ci sono diverse forme di vita e fra i vari animaletti riusciamo a vedere alcuni geotritoni (Speleomantes ssp.) e innumerevoli grilli delle caverne (Rhaphidophoridae ssp.).
Uno alla volta arriviamo alla base del pozzo d’ingresso, dove ci sarà da aspettare un po’ per dar modo a Emiliano, Emanuele e Patrizio di preparare l’armo che servirà per calarsi dal pozzo principale della grotta. Prima però c’è da affrontare un passaggio non banale, un buco nella roccia alquanto angusto che immette in un ambiente con un piccolo salto subito al di là del buco, un passaggio dalle facili sbucciature. Si arriva quindi leggermente in pendenza al bordo del pozzo precedentemente armato dalla testa della spedizione. Questo pozzo rappresenta in un certo senso il clou della grotta. È di una bellezza sorprendente, con la parete liscia e quasi circolare, questo è il caratteristico fusoide di cui ci parlava Patrizio. Calarsi in un pozzo di quasi 30 m non è per niente un’esperienza da tutti i giorni. Alla spicciolata scendiamo il magnifico pozzo di 27 m. Essendo uno dei primi ho modo di osservare l’ampio ambiente e le colate stalagmitiche, quando sento Emanuele dire di fare attenzione che c’è uno scoiattolo! Tra il sorpreso e l’incuriosito non obbietto sull’improbabile nicchia ecologica ricoperta dallo scoiattolo perché mi fido della mia guida speleo e compagno di cene insaporite con divagazioni musicali! Ancora una discesa di 5 m e siamo in una nuova sala molto ampia con soffitti alti e che possiamo percorrere senza fatica camminando, per poi
accucciarci in delle fessure alla base di quello che pare essere un masso e arrivare dall’altra parte in un’altra sala con delle bellissime e bianchissime colate stalagmitiche. Tornando invece verso il masso, e arrampicandoci sopra si può proseguire in un’altra direzione per poi ridiscendere verso ambienti più stretti e che segnano la fine della nostra esplorazione (in realtà parte della grotta continuerebbe in un cunicolo a metà parete a circa 5 m dal fondo, che conduce ad un’altra sala).
Dopo una breve sosta per reintegrare liquidi, sgranocchiare qualche snack e farci le consuete foto di gruppo, riprendiamo la via del ritorno. Mi trovo ad essere il primo a risalire e, per quanto facile possa essere il primo tratto al contrario ovvero una breve camminata e la salita di un salto di 5 m, la risalita del pozzo di 27 m richiede tempo e sudore. Una cosa che più volte è stata sottolineata durante il corso e che poi ho sperimentato direttamente su corda è il ritmo e la costanza nel progredire durante la risalita di un pozzo. Inutile dire che ognuno debba trovare la propria andatura ed evitare di partire veloce per poi rimanere appesi a metà corda sfiniti. Armato di pazienza e un pizzico di timore risalgo la corda che cala dal buio più nero dei trenta metri sovrastanti. Essere il primo del gruppo in una progressione in grotta è da una parte una fortuna perché non ho nessuno davanti a me se non il buio e dall’altra una grande responsabilità perché facendo un errore potrei mettere in difficoltà l’intero gruppo. Inizio a salire, mi godo lo spettacolo della roccia quasi perfettamente levigata e tondeggiante del fusoide, e cerco di non pensare che su di me ci sono gli occhi puntati di chi mi segue. Arrivato in cima al pozzo mi assicuro, libero la corda e dò il consueto segnale di via libera. Mentre gli altri si preparano a risalire, mi rilasso e spengo la luce della frontale per godere dei momenti unici che solo la grotta ti sa regalare.
Dopo qualche minuto sento delle voci dal fondo del pozzo: “Ho visto lo scoiattolo!”. Incuriosito
accendo la luce e non troppo tempo dopo vedo due occhioni neri che mi fissano e che piano piano si dirigono nella mia direzione tra curiosità e timore. Vedo un musino e delle zampine rosa circondati da un batuffolo di pelo grigio con una lunga e pelosa coda distesa, sempre di color grigio. Appena il tempo di osservare meglio il tenero animaletto e arriva un’altra voce dal fondo del pozzo: “Si, ecco lo scoiattolo!”. Non è un documentario della BBC con David Attenborough e tanto meno una spedizione di zoologi, ma quello a me non pare uno scoiattolo…
Grandi occhi neri per vederci in ambienti bui, folta coda grigia per rannicchiarsi al caldo durante il letargo e dormire molto molto a lungo… è un ghiro! Anzi ce ne sono più di uno e gli occhi che avevo addosso erano i loro non quelli dei miei compagni di esplorazione.
La cosa che mi fa più sorridere è che noi siamo vestiti con indumenti tecnici e imbraghi per calarci e issarci con fatica in ambienti altrimenti a noi ostili, mentre i nostri amici ghiri neanche badano al pozzo di trenta metri sulle cui pareti scorrazzano liberamente e con grande agilità.
È emozionante scoprire cosa può celarsi anche in una piccola grotta come questa, marginale
nell’elenco del catasto di grotte ben più articolate e considerate importanti da noi esseri umani.
Se c’è una cosa che la natura sempre ci dimostra è quanto le forme di vita siano diverse e adattabili, e le vere padrone di casa in qualsiasi ambiente si esplori. La Buca delle Fate ne ha dato conferma, svelandoci non solo le sue bellezze geologiche ma anche i propri abitanti, che siano essi geotritoni, grilli, ghiri (e forse anche scoiattoli?)… sono loro le vere fatine di questo luogo! Dall’altra parte dell’antro…
Ghiro: “Se ne sono andati?”
Grillo: “Cri cri”
Geotritone: “Ma tu non hai le ali per frinire!”
Gri: “Lo so, grazie per ricordarmelo. Comunque si, sono usciti”
Geo: “Allora non potevi avvisare quando li hai visti entrare?!”
Gri: “Ma io non ho le ali… Non potevi pensarci tu a dare l’allarme?”
Geo: “Io non ho i polmoni… E poi mi hanno puntato le luci contro!”
Ghi: “Siete due ottimi coinquilini per segnalare pericoli…”
Gri: “All’ingresso dovrebbe starci qualcuno per tenerli lontani, qualcuno di mostruoso”
Geo: “Tu ci sei quasi riuscito, se solo tu fossi più grosso!”
Ghi: “Non litigate, qui non ci sono creature che li possano spaventare”
Gri: “Invitiamo i pipistrelli e qualche ragno velenoso… mhmm no, forse è meglio di no”
Ghi: “L’importante è che nessuno si sia fatto male e che adesso non siano più qui”
Geo: “Ma torneranno!!”
Ghi: “Era molto tempo che non venivano qui. Vengono di rado, per fortuna. Adesso andiamo tutti a
dormire. Buon letargo”
Partecipanti:
Emanuele Ameglio, Emiliano Barneschi, Sara Battaglini, Alberto Dolce, Marco Laveglia, Riccardo Montelatici, Patrizio Pierallini, Michelangelo Puglisi, Alessandra Santoni.
Link Utili:
https://www.speleotoscana.it/scheda-catastale/?id=400


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