28 Febbraio 2026 – Grotta di Montecchio

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Note relative all’armo del ramo freddo (Emiliano):

pozzo ingresso 15m corda 20m: armo naturale e un frazionamento

pozzo 40m corda 50m: partendo dal traverso già presente armo naturale poi armo doppio d’inizio pozzo e frazionamento

pozzo dei gessi 10m corda 15m: armo doppio per il traverso attraverso il cunicolo e armo doppio del pozzo vero e proprio

pozzo da 25m per andare alla sala dei serpenti, corda 30m: armo doppio di partenza e 3 frazionamenti

eventuale cordino per scendere 3m dalla sala dei Finocchi all’ingresso del pozzo dei dannati (fattibile anche in libera)

pozzo dei dannati per scendere allo Stige e all’Acheronte corda 25m: armo naturale frazionamento prima della strettoia, dopo la strettoia armo naturale o frazionamento

Relazione uscita (Beatrice)

Questa avventura parte il giorno prima dell’ingresso in grotta.

Venerdì 27 febbraio, alle 15:20, ci siamo inizialmente trovati all’ Hitachi di Pistoia fra Emiliano, Marco e me. Siamo poi partiti in direzione Prato per ritrovarsi con Alessandra e Michelangelo, dove abbiamo fatto una breve (si fa per dire) spesa in preparazione del bivacco della sera stessa e del necessario per il pranzo in grotta, mentre Alva, Lorenzo e Riccardo ci precedono andando direttamente a Saturnia.

Arrivati poco dopo le 20:00, abbiamo messo su un bivacco molto improvvisato in un’area riservata, dove fra polenta multi-formaggio e grandi quantità di birra, ci siamo goduti i soffusi termali di Saturnia e l’aria fresca di una notte di febbraio. Maurizio ci ha raggiunti più tardi, e verso l’1 di notte ci siamo preparati a dormire chi in tenda, chi in macchina, con l’emozione nel cuore per cosa ci aspettava al mattino.

Sveglia alle 7:30, ma c’era chi aveva aperto gli occhi già molto prima, e dopo una colazione energica nell’area picnic del parcheggio dove eravamo, siamo partiti alle 09:00 in direzione di Montecchio.

L’ingresso della grotta si trova molto vicino alla strada, cosa che si è rivelata una manna dal cielo ore più tardi, una volta usciti.

Dopo esserci preparati tutti, con il solito check dell’attrezzatura e del nostro equipaggiamento, siamo ufficialmente entrati alle 11:15 del 28 febbraio.

Emiliano è stato il primo ad entrare, armando il percorso, dal pozzo di ingresso di 15 metri. Notare che appena sotto l’ingresso si trova una cengia abbastanza ampia da poterci stare in piedi comodamente, proseguendo dal quale si scende in un pozzo frazionato, così detto “pozzo dei ragni”.

Faccio nota su questa cosa in quanto persona con l’aracnofobia, non mi era stato giustamente detto della grande quantità di ragni di grotta che si trovano in questo tratto.

La cosa affascinante dei ragni di grotta è che non hanno occhi e perciò risultano un po’ bizzarri, ma sono anche decisamente molto grandi. Bisogna perciò fare attenzione a non disturbarli o ucciderli per sbaglio, dopotutto siamo noi stavolta ad entrare nel loro habitat non invitati.

Finito questo tratto, inizia subito il pozzo da 40 metri frazionato, il quale è per la maggior parte una discesa nel vuoto che è estremamente divertente da scendere, ma non altrettanto a risalire per me. Spoiler: sono state lanciate più imprecazioni su questo posto durante la risalita di tutta la mia vita.

Giunta al frazionamento in discesa, ho avuto leggeri problemi tecnici che mi hanno fatto smoccolare un bel po’, con Emiliano e gli altri che mi attendevano all’arrivo che mi chiedevano di fare da porta voce per chi era ancora in cima. Infatti, giunti alla base del pozzo, dove poi si prosegue per il pozzo dei gessi, Emiliano e Marco hanno scoperto che le corde nei sacchi erano state messe in ordine diverso da quello previsto.

Dopo aver fatto da telefono senza fili fra la base e la cima, ho proseguito la mia discesa con una vescica che mi chiedeva pietà.

Giunta in fondo, si è aperta intorno a me questa sala molto ampia e anche molto alta, con blocchi di roccia grandi che formavano come dei gradoni sul fondo.

Visto dal basso il pozzo prende un aspetto completamente diverso, quasi titanico.

Una volta che ci siamo riuniti tutti, e trovata la corda giusta per il proseguimento, siamo scesi per il pozzo dei gessi. Le pareti erano ricoperte di concrezioni di gesso intorno a noi, che brillavano ad ogni nostro movimento con le torce.

La peculiarità di questo pozzo è che per scendervi, è necessario sormontare prima uno scalino piuttosto alto, che funge quasi come un parapetto. Superato questo, poi, la discesa è piuttosto normale e si giunge nella Sala dei Gessi. Molto ampia e piena di concrezioni in ogni dove, dei profondi fori cilindrici ricoprono la “pavimentazione”, talmente perfetti che sembrano quasi artificiali ma sono in realtà il processo di migliaia di anni della natura stessa. Le pareti brillano e ci sono punti in cui quasi pare che le concrezioni siano una cascata cristallizzata sulla parete, ferma nel tempo in una bellezza candida. Mentre mi fermo ad ammirare con stupore la bellezza dei gessi, gli armatori proseguono a preparare la via.

Si prosegue per un pozzo non molto ampio ma facile da scendere, la cui parete tutta attorno ha come degli scalini fatti apposta, dove giungiamo finalmente nella Sala dei Serpenti. La sala è grandissima, con pareti alte e quasi dritte, come il salone di un teatro, con una voragine centrale che cattura l’occhio, ma il nostro percorso si trova ben oltre quella voragine.

Dall’altra parte infatti c’è l’ingresso di una strettoia , raggiungibile da un passaggio sul lato, che mi ha fatto avere nostalgia per la strettoia nella sabbia della “Buca delle Fate” di Compignano. È un passaggio abbastanza basso, infatti, ma anche molto snodato che si alterna fra punti spinosi (direi quasi letteralmente) e punti più ampi, che a tratti quasi è percorribile a gattoni.

Avanti a me c’erano Alva, Lorenzo e Marco, mentre dietro Emiliano e Maurizio aspettavano gli altri. Da notare di questa strettoia che se non si guarda bene dove si va, il rischio di finire in un buco cieco senza fondo non è basso, meno male che qualcuno ha pensato bene di segnare la via con un “omino di pietra”.

Uscita dal mio personale calvario della strettoia, ho percorso un pezzo abbastanza ampio che porta alla Sala dei Finocchi. Descrivere questa sala è arduo, perché non solo è davvero enorme, ma è anche piena di formazioni, concrezioni, rocce dalle forme più incredibili, fori cilindrici lunghissimi e ampi nel suolo e questa voragine centrale, circondata da una cengia, che fa da ingresso a quello che viene chiamato “pozzo del diavolo”. Le torce puntate in vari punti proiettavano immagini quasi da teatro delle ombre, per via delle tantissime formazioni rocciose. Abbiamo atteso l’arrivo del resto del gruppo, e una volta tutti riuniti, siamo scesi per un passaggio breve e semplice giù nell’apertura centrale, per arrivare all’ingresso del “pozzo del diavolo”.

Qui, Marco è rimasto in cima, di guardia per ogni evenienza, mentre Emiliano è sceso per primo. In fondo a questo posto, infatti, si trova un laghetto di acque termali, le stesse che alimentano tutto il complesso termale della zona. Finora non ho menzionato per l’appunto che man mano che scendevamo, la temperatura attorno a noi saliva gradualmente.

Se siamo tutti abituati che in una grotta c’è la temperatura costante, spesso intorno molto bassa, nel caso di montecchio la temperatura media è di 16°C.

Lascio la descrizione del lago ad Emiliano che l’ha vissuta al posto mio. Io ho scelto di non scendere, perché sentivo non sarei stata in grado di risalire quel pozzo. C’è da notare che è un pozzo molto stretto e difficile, richiede movimenti precisi e calcolati sia in discesa che in risalita.

Mentre io e Lorenzo, il quale a sua volta ha preferito non scendere per conservare le energie, siamo risaliti con calma nella Sala dei Finocchi ad attendere che gli altri facessero il bagno nel lago. Abbiamo aspettato molto a lungo, anche se il passare del tempo è diverso in grotta, e ho potuto fare l’esperienza quasi mistica del dormire in grotta. Facendo molta attenzione a non poggiare direttamente sulla roccia, mi sono sdraiata e ho chiuso gli occhi, conscia del fatto che mi attendeva un percorso al ritorno che mi avrebbe richiesto tutte le mie forze. L’assoluto buio e il quasi del tutto silenzio, interrotto solo delle nostre sporadiche conversazioni, è un’esperienza unica.

Passate quelle che mi sono parse come due ore, sono tornati su i nostri compagni dal “bagno al lago”.

Tranne Marco, Emiliano e Maurizio, noi altri ci siamo subito incamminati verso la Sala dei Serpenti, pronti ad uscire. A quel punto, infatti, erano già le 19:00, ed eravamo ben oltre la nostra tabella di marcia.

Abbiamo atteso lì l’arrivo degli altri tre con la compagnia di un chirottero che aspettava solo che ci togliessimo dalle scatole. Quando più tardi ci hanno raggiunto gli altri tre, si è scoperto che in momento di scherzo fra Emiliano e Maurizio, il telefono di Emiliano aveva deciso di fare un tuffo in acqua, passando quasi per miracolo nello spazio di vuoto fra Maurizio che risaliva il pozzo finale e la parete. Dico così per scherzo, ma c’è da dire che è una vera sfortuna che sia finito il telefono laggiù in fondo. Il giorno dopo, quando Emiliano è andato a fare la denuncia dai Carabinieri, questi hanno affermato che “in questo caso si può davvero dire che è perso”. Chissà che fra qualche secolo, speleologi del futuro non lo troveranno chissà dove, cristallizzato nel tempo, come cimelio di un’era passata.

Una volta tutti riuniti, hanno iniziato la risalita Riccardo e Lorenzo, che salivano speditissimi, con Marco da apri pista per il ritorno. Dietro di me, seguivano Emiliano, Alessandra e Michelangelo, con Maurizio che disarmava starda facendo. Risalire fino alla sala dove c’è la base del pozzo da 40 metri è stata la solita fatica, ma il bello arrivava ora.

Era stato già deciso, infatti, che avrebbero messo su un paranco per aiutare me a risalire questo pozzo oltre che per velocizzare gli altri facendovi passare anche i sacchi con le corde.

Dopo aver atteso che venisse messo il paranco, ho iniziato la mia risalita, a quel unto si era potuto notare dall’orologio di Maurizio che erano le 21:00. Risalire con il mio peso smezzato è stato sicuramente d’aiuto, sta di fatti che il frazionamento l’ho passato molto più in fretta e senza intoppi del previsto. Arriva in cima ho trovato i miei compagni smoccolanti e stanchi, non sarò mai grata abbastanza per avermi aiutata.

Mentre Alessandra, Michelangelo risalivano assieme ai sacchi appesi al paranco.

Lorenzo mi ha guidata dandomi delle dritte su come risalire il pozzo dei ragni (con tanta pazienza perché ho avuto da lottare contro i miei istinti di fuga e dove penso di aver fatto intima conoscenza con la mia aracnofobia). Superato il mio personale inferno, ed aiutata da Alva che come sempre è più veloce del vento, ho avuto un momento di sosta sulla cengia che funge come un terrazzino prima dell’ultimo tratto in uscita. Da lì si poteva ammirare una bellissima luna che illuminava il terrazzino e ci salutava con il cielo della notte.

Fatto un ultimo sforzo, con il supporto costante di Lorenzo e Alva, e Alessandra subito dopo di me, sono finalmente uscita con l’aria fresca della notte che è stata una lieta carezza. Nel giro di poco sono usciti anche Alessandra e Michelangelo, seguiti da Marco, Emiliano e Maurizio. L’ora di uscita definitiva è le 23:43, dopo poco più di dodici ore in grotta e superata l’ora d’uscita prevista.

Abbiamo festeggiato l’uscita di tutti con una polenta stopposa della sera prima, e pezzi della colomba pasquale che ci eravamo portati grotta. Riccardo purtroppo è scappato come un fulmine prima di potersi godere questo momento.

Tutto sommato, nonostante la perdita di un telefono, la fatica del paranco e il mio apparentemente interminabile calvario della risalita, è stata un’avventura che sono felice di aver fatto. Non è una grotta facile, è però molto interessante e unica, diversa da tante altre proprio perché di origine non solo ipogenica ma termale.

Link utili:

https://www.speleotoscana.it/scheda-catastale/?id=254

https://grottambulo.wordpress.com/2011/05/28/grotta-di-montecchio-o-del-diavolo-2/

https://aggrottiamoci.com/2015/09/10/grotta-di-montecchio-6092015/

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