28 marzo 2026 – Ramo dei Veronesi

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Sabato 28 marzo il ritrovo è fissato alle 8:30 all’Hitachi. Partiamo con due macchine: in una io, Alva e Marco; nell’altra Emiliano, Alessandra e Michelangelo, che lungo la strada si fermano a prendere anche Andrea. Ci ritroviamo poi direttamente a Massa con Elisa ed Emanuele e, dopo l’inevitabile sosta da Tonlorenzi per una ricca colazione, ripartiamo tutti insieme verso il Corchia.

È una giornata perfetta: sole splendente,
clima già primaverile e una forte tentazione di
andare in spiaggia… ma sappiamo che di lì a
poco saluteremo il sole per immergerci nel
buio!
Arriviamo intorno alle 11 all’ingresso della
grotta turistica, parcheggiamo, ci cambiamo
e iniziamo tutti i preparativi con calma.
L’atmosfera è allegra, c’è aria di festa: si
festeggiano ben due compleanni, quello di
Mig e quello di Andrea! Per aggiungere un
po’ di colore, decoriamo i caschi e, una volta
agghindati, iniziamo il breve avvicinamento.

Il caldo si fa sentire, ma nel giro di poco raggiungiamo l’ingresso.
Entriamo verso mezzogiorno dalla Buca di Eolo e in poco tempo ci immettiamo sulle passerelle
del percorso turistico. Le percorriamo per qualche minuto, superando le Gallerie della Neve e il
laghetto, per poi scavalcarle e addentrarci nella parte verticale del Corchia, ampia e immersa
nel buio. La prima parte della discesa è già armata, e Emiliano si porta avanti scendendo per
primo il grande pozzo della Gronda. Noi aspettiamo in cima, appena sotto le passerelle, ancora
sfiorati da un po’ di luce che filtra dal percorso turistico e che sottolinea tutta quella bellezza.
Uno alla volta, iniziamo la discesa superando i due frazionamenti e affrontando l’ultimo tratto
nel vuoto: una verticale imponente di circa 40 metri, sospesa in una galleria enorme e scura,
che sembra non finire mai.
Arriva il mio turno: inizio a scendere, e come sempre quella leggera paura nel levare la chiave
svanisce e si trasforma in incredulità ed emozione davanti alla bellezza che mi circonda.
La verticale è lunga, e ho tutto il tempo per osservare la formazione delle pareti intorno, i
dettagli della roccia e il modo in cui la luce residua si spegne man mano che si scende nel
cuore della grotta… chiedendomi dove troverò le forze, a fine giornata, per risalire tutti quei
metri! Quando arrivo sul fondo mi aspettano Mig, Ale e Alva, e da lì proseguiamo insieme.
Seguono alcuni pozzetti che, dopo quello della Gronda, risultano di gran lunga più piccoli e si
confondono con il resto del percorso, mentre la vera impressione resta quella della verticale
appena percorsa.
Emiliano è avanti, e raggiunge per primo un piccolo terrazzino da cui parte l’altra grande
verticale della giornata: il Pozzo a Elle, un pozzo di circa 40 metri, punto chiave della via del
fondo. Questa volta però non lo scenderemo interamente, perché l’obiettivo dell’uscita è il
Ramo dei Veronesi, noto per le sue spettacolari concrezioni eccentriche di aragonite. Questo
ramo si raggiunge calandosi solo per un tratto nel Pozzo a Elle (una decina di metri, credo) e
intercettando, tramite un pendolo, una finestra laterale che immette nelle gallerie del ramo.
…ma adesso arriva la vera impresa della giornata: Emiliano scende per primo, fermandosi
all’altezza della finestra, e si occupa della manovra più delicata: lanciare la corda sotto di sé, a
cui ha legato un martello, cercando di arpionare una formazione di roccia nella finestra per poi
tirarvisi e armare effettivamente il pendolo! Dal terrazzino restiamo in ascolto dei suoi comandi
e aggiornamenti, aspettando quel segnale che ci faccia capire che il passaggio è pronto. Nel
frattempo scende anche Andrea su una seconda corda, e dopo alcuni tentativi la progressione
può continuare. A quel punto iniziamo a calarci: passano Mig, Ale, Alva e io, poi ci
raggiungono Elisa, Emanuele e Marco. Essere sospesi su un pendolo, con il nero profondo del
Pozzo a Elle che si apre sotto di noi, è stato senza dubbio un momento di grande emozione.

Superato l’accesso, proseguiamo attraverso una serie di gallerie fino a raggiungere, intorno
alle 15:30–16:00, un ambiente ampio e suggestivo: una grande sala con il soffitto tappezzato
di aragonite dalle sfumature verdi.
Qui, finalmente, possono iniziare i festeggiamenti per il doppio compleanno sotterraneo!
Candeline, qualcosa da mangiare, un brindisi e un pò di meritato riposo in un luogo che rende
la giornata ancora più speciale, e decisamente surreale!

Tra un “tanti auguri” e l’altro si sono fatte le 17:00, rimettiamo tutto in ordine e ci prepariamo a
ripartire. Per primi andiamo io, Marco e Alva. Ripercorriamo tutto il percorso a ritroso: le
gallerie del Ramo dei Veronesi, il pendolo sul Pozzo a Elle, i numerosi pozzetti, fino a ritrovare
la grande verticale del pozzo della Gronda. Sono ormai le 18:00 circa. Marco sale per primo,
mentre io e Alva ci concediamo un breve momento di riposo prima dell’ultima fatica della
giornata. Nel frattempo che Marco sale ci raggiungono anche Emi, Mig, Ale, ed Emanuele. Per
ultima rimane Elisa, che si occuperà di disarmare.
Salito Marco e Alva, tocca a me… Ultimo sforzo. La salita è lunga e faticosa a fine giornata, ma
emozionante: ogni metro racconta la stanchezza accumulata, ma anche la soddisfazione di
aver raggiunto il Ramo dei Veronesi e, nel mio caso, di aver affrontato un pozzo nel vuoto di
questa dimensione per la prima volta. Monto croll e maniglia, mi faccio coraggio e inizio a
risalire… È sempre unico il modo in scorre il tempo in quei momenti: tutto sembra rallentare e
allo stesso tempo volare via!
Finalmente arrivo al frazionamento nel vuoto e da qui risalgo gli ultimi metri in appoggio fino a
raggiungere Alva e Marco, e insieme ci avviamo verso l’uscita. Ripercorriamo le “interminabili”
passerelle e verso le 19:15 siamo fuori.
Una volta usciti, veniamo travolti da un profumo indescrivibile: l’odore del mare è lì ad
accoglierci, miscelato ai primi profumi della primavera. Stanchi ma felici, ci guardiamo tra di noi
con il sorriso di chi ha appena terminato una giornata lunga, piena e soddisfacente, e ci
prepariamo per il rientro a Pistoia.

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