Leggende

   Le leggende, le voci che volevano la città di Pistoia percorsa nel suo sottosuolo da un labirinto di gallerie, creandovi intorno un alone di mistero, sono state la   spinta che ha indotto alcuni soci del Gruppo Speleologico Pistoiese ad indagare su questo argomento.

   L’obiettivo era quello di riportare gli ipogei presenti nel sottosuolo pistoiese alla loro realtà storica.

Non abbiamo certo trovato le chilometriche gallerie che sembravano percorrere la città in lungo  e in largo.

   Abbiamo  però riportato alla luce elementi architettonici ed effettuato ritrovamenti archeologici di notevole interesse rimasti sepolti per secoli appena sotto il lastricato delle strade che quotidianamente percorriamo.

   Con una ricerca storiografica abbiamo cercato di ricostruire la loro reale funzione assunta per secoli nello sviluppo economico pistoiese.

       

PISTOIA: città sulle acque

   La città di Pistoia è interessata da due tipologie di cavità artificiali:

            a) camminamenti difensivi: presenti nel sottosuolo delle strutture architetture di difesa urbana costruite dai fiorentini nella terza cerchia muraria (anche se la fortezza di Santa Barbara nasce per il controllo della città da parte dei fiorentini che la occupavano, e non viceversa).

            b) opere di trasporto delle acque: queste legate essenzialmente al reticolo delle “gore”, che hanno alimentato per secoli l’attività artigianale, proto-industriale e industriale fino ad appena la fine del secolo scorso

In questa seconda tipologia, Pistoia è caratterizzata da una normale classificazione di tali opere, in quanto le gore sono state attive sempre “a cielo aperto”;  la loro collocazione in galleria si è resa necessaria, nel corso dei secoli, solamente per le esigenze di ampliamento dell’assetto urbano, ed avverrà appunto in periodi diversi nel tempo.

Si pensi che l’ultimo frammento della gora d’Ombroncello, già fossato antemurale della prima cerchia muraria, già menzionato in un documento del 763, è stato “coperto” nel 1841.

L’originario alveo della Brana

   Un’ancor più rilevante “anomalia” tutta locale, è rappresentata  dalla copertura dell’originario alveo del torrente Brana, che ha sempre mantenuto il ruolo di fossato antemurale nella porzione del perimetro posto a Nord e ad oriente della città.

Allorché avvenne l’ampliamento urbano e la costruzione della terza cerchia muraria (XIV sec.) il torrente fu deviato (così come lo possiamo vedere oggi) per poter assolvere ancora al suo ruolo di fossato antemurale.

Da allora l’alveo originario fu inserito nel reticolo delle gore, quale prolungamento della gora di Scornio, e collocato, in epoche diverse, in galleria.

L’imponente galleria di 8,50 mt. di larghezza per una altezza mediamente di 3,50 mt. e per uno sviluppo di circa 80 metri posta sotto l’Ospedale del Ceppo ci testimonia però come questo torrente sia stato in  parte collocato in galleria già nel XIII-XIV secolo, allorquando vi si costruì il primo nucleo, e successivamente con  il primo ampliamento di detto Spedale (“...i corpi di fabbrica vengono costruiti sistematicamente attraversando il corso della Brana. L’antico torrente extra-murale diviene così un collettore sotterraneo”) e dunque ancor prima della sua deviazione.

   Nelle nostre esplorazioni nell’ originario alveo della Brana abbiamo effettuato alcuni ritrovamenti di carattere architettonico ed archeologico di grande interesse storico:

= la struttura di alloggiamento di una ruota verticale che alimentava un mulino e/o un              frantoio;

= alcune tracce di mura urbane e più precisamente diversi metri di mura in pietre di fiume non lavorate ma collocate in filari piuttosto regolari che possiamo riferire alla seconda cerchia muraria;

= la semi-arcata di un ponte che , da un ricerca bibliografica effettuata,   abbiamo potuto individuare come il Pons Bonituri già citato in un documento del 1110 (Libro Croce, cartula n° 85) e successivamente menzionato con il nome di San Leonardo;

= un basamento in pietre squadrate, disposte con cura nella parte anteriore, mentre posteriormente la struttura presenta un paramento murario diverso e un andamento curvilineo; esso si presentava alla corrente torrentizia con una angolazione di poco superiore ai 90 gradi.

In una pietra di questo troviamo scolpita la scritta:

                     [...NE’ AQUE ELEVENTUR

“.…non si elevino le acque..” sembra di poter interpretare come una preghiera affinché la forza del torrente non abbia a distruggere un ipotetico ponte di cui questo ne era un sostegno.

Una datazione precisa dell’iscrizione e la comprensione esatta della funzione del basamento è tuttora allo studio degli archeologi della sovrintendenza, che abbiamo subito informato del ritrovamento.

                                                                                                        Antonio Ginetti

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